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Gratitudine... ItadoNews IX


Carissimi Amici,

grazie di tutto il sostegno che ci state dimostrando in questo periodo così particolare, ve ne siamo grati!

Ed è proprio sulla gratitudine che vorremmo incentrare parte di questa Newsletter, quel sentimento, quella predisposizione d’animo che ci rende migliori, perché è questo il nostro vero compito dal primo all’ultimo respiro: migliorarci.

La gratitudine è un atteggiamento mentale che ci aiuta a trovare elementi positivi nella vita di ogni giorno, oltre che un sentimento spontaneo basato su empatia con gli altri e consapevolezza di sé.


La gratitudine verso un’altra persona sorge in modo totalmente spontaneo: qualsiasi sia il motivo della nostra gratitudine, questa si manifesta quando riconosciamo il valore dell’altro nella nostra vita, quando ne apprezziamo i gesti incondizionati, sentendo in noi il desiderio di ricambiare. Si innesca così un circolo virtuoso che stimola l’empatia e rafforza i legami con le persone che ci circondano, in modo autentico.

E' più facile essere grati nei periodi positivi, dove tutto sembra andar bene, ma bisogna sempre tenere a mente che l'Essere Umano vive in un Universo estremamente generoso, un Universo che assiste continuamente le sue creature, proprio come una madre che accudisce la prole. Tuttavia, la maggior parte di queste creature non percepisce l’assistenza dell’Universo pur essendo, quest’ultima, molto chiara ed evidente.

Ogni meccanismo presente in tutto l’Universo ha lo scopo di favorire la nostra esistenza.

Dall’ossigeno che respiriamo ai moti delle galassie più remote, ogni cosa si inserisce in un sistema più grande e complesso che ha come unico scopo quello di evolvere se stesso e favorire la vita. Senza gratitudine tutti questi meravigliosi e continui miracoli, che l’universo ci mette a disposizione, passano inosservati. La gratitudine permette all’individuo di comprendere una verità fondamentale: che egli è il beneficiario principale di questi miracoli.


Al di là di qualunque ruolo possiamo ricoprire nella nostra esistenza da un punto di vista di relazioni familiari, una condizione comune a tutti gli Esseri è quella di essere figli: esistiamo su questo pianeta perché siamo stati generati. Ognuno di noi ha dei genitori biologici, ma se guardiamo in senso più ampio possiamo considerarci tutti figli della Terra, tant’è che spesso si dice “Madre Terra” per sottolineare la sua maternità sia nel generarci che nel nutrirci.

Ed è certamente verso di Lei la gratitudine più grande che possiamo provare, anche in momenti difficili come questo.

Provare gratitudine implica, ovviamente, amore e rispetto e sono questi i sentimenti che possiamo mettere in atto proprio in un momento come questo. Quest’immagine, scattata l’Itado qualche mese fa, ci sembra racchiuda in sé tutte queste parole.

Affrontiamo con gratitudine anche questa nuova fase che stiamo vivendo che non è cosi semplice. Aspettavamo con trepidazione la fine del lockdown, ed ora che è arrivata si potrebbe manifestare quella che viene chiamata la “sindrome da capanna”: una sorta di disagio che si manifesta in seguito a lunghi periodi di distacco dalla realtà.

Un malessere che sta interessando un gran numero di persone in questo specifico momento di ripresa dopo il lungo lockdown (secondo la Società Italiana di Psichiatria sono circa un milione di italiani).

Sembra che risalga al 1900, epoca della corsa all’oro negli Stati Uniti durante la quale i cercatori erano costretti a passare mesi interi all’interno di una capanna. Dovendo concentrare la loro attività in determinati periodi dell’anno, vivevano uno stato di isolamento seguito da sentimenti di paura, rifiuto di tornare alla civiltà, sfiducia nei confronti del prossimo, stress e ansia.

Non è qualcosa di particolarmente strano, in realtà, è del tutto normale: dopo mesi di quarantena c’è chi vive l’ansia di riprendere i ritmi precedenti, la paura di uscire.


La differenza sostanziale è che adesso la persona è stata sottoposta a un evento stressante che, nel bene o nel male, ha modificato il suo modo di comportarsi, di vedere le cose. 

Probabilmente è una modifica temporanea, ma bisogna prenderne atto. La situazione che stiamo vivendo è talmente eccezionale e collettiva che il comprensibile timore, più o meno accentuato, di uscire di casa può essere una delle più comuni reazioni, anche da parte di quelle persone che potremmo definire ‘più equilibrate emotivamente’”.

Ci sono diversi fattori che a livello individuale, in questo specifico caso, entrano in gioco ed alimentano la voglia di rimanere tra le mura di casa. Innanzitutto, il rifiutarsi di vedere o accettare che i propri riferimenti siano mutati sensibilmente. 

Le abitudini sono cambiate lasciando il posto ad una serie di limitazioni comportamentali come utilizzare le mascherine e fare attenzione alla distanza di sicurezza: bisognerà aspettare ancora un po' per potersi riabbracciare senza timore.

Come ha spiegato al El País, Timanfaya Hernández, del Collegio Ufficiale di Psicologi di Madrid: “Stiamo percependo un numero maggiore di persone in difficoltà con l’idea di uscire di nuovo. Abbiamo stabilito un perimetro di sicurezza e ora dobbiamo abbandonarlo in un clima di incertezza”.


Ma anche a questo cambiamento si può essere grati, mettendo l’accento sullo stimolo che ci offre per superare i nostri timori e “allenare” la nostra capacità di adattamento.

Noi dal canto nostro attendiamo ancora disposizioni ufficiali per comprendere come e quando potremo riaprire, seppur in modo più contenuto, l’Itado; vi terremo aggiornati con la nostra Newsletter di ogni cambiamento.

Non sarà una ripresa semplice, per tutti i motivi che potete immaginare, ma #noicisiamo e grazie anche  al vostro sostegno ce la faremo.


Vi ricordiamo il nostro crowfunding, perché anche se il periodo più buio sembra essere terminato, ora abbiamo ancora di più bisogno del vostro aiuto per cercare di ripartire: basta poco da.. molti. 

http://sostieni.link/25060

Ci piace salutarvi con questa immagine del “batti cinque”, innanzitutto perché riguarda le mani, che sono il nostro principale strumento di lavoro, poi perché è il segno di chi insieme ce la fa ed infine perché può indicare anche un contributo minimo (appunto 5), ma fondamentale, per farcela tutti assieme!


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