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Noi ci siamo...ItadoNews #2

Spesso la Natura offre metafore molto aderenti alle situazioni umane: possiamo dire che stiamo vivendo, globalmente, una sorta di “tempesta”: si è increspato il mare, il vento si è alzato sempre più forte, i marosi si sono infranti sulla barca della nostra esistenza, facendola vacillare, facendole prendere coscienza della sua fragilità.

Se stiamo navigando in mare, cosa possiamo fare se in pochi minuti ci  ritroviamo nel bel mezzo di una tempesta? I consigli della nautica ben si prestano alla parodia della situazione attuale: la prima cosa è cercare di mantenere la lucidità e non farsi sopraffare dalla paura: in questi momenti, il panico può rivelarsi un nemico peggiore del cattivo tempo. La principale soluzione che si prospetta in cattive condizioni è "mettersi alla cappa" per evitare di procurare danni allo scafo, all’alberatura e alle persone a bordo.

Letteralmente "mettersi alla cappa"  permette di attendere il passaggio del cattivo tempo, cercando di tenere il più possibile “ferma” la barca, anche se sarebbe più giusto definirla "un’andatura di sicurezza" che ci consente di diminuire notevolmente la velocità. 


La “barca alla cappa”, che appare ferma o quasi, naviga lentamente mantenendo la direzione e, rimanendo piatta sull’acqua, lo fa con un’andatura lenta e confortevole. Inoltre  "lascia disoccupato" l’equipaggio che può così, con tutta calma,  riposare, mettere in ordine, sgottare, compiere lavori, o riparare qualche avaria.

Il Covid 19 è una tempesta che ha travolto la nostra navigazione in modo improvviso ed inaspettato; forse è il momento di mettere la nostra "esistenza alla cappa": continuare ad andare avanti in andatura di sicurezza, andare avanti molto lentamente, con un'andatura confortevole per proteggere noi e il nostro "equipaggio" ... approfittando dello "scarroccio" per dedicarci ad altri aspetti che nel quotidiano tendiamo a trascurare.


Utilizzando ancora il mare come metafora, vi proponiamo un articolo pubblicato su Itado News nel 1994 di Ray Grigg. 

Nel suo libro Il Tao della Barca va oltre alla navigazione e usa come metafora la natura del mare: 


"Perfino i ciotoli sulla spiaggia capiscono. Si frantumano e si levigano con le onde, diventano sabbia e quasi un tutt'uno con il flusso del mare. La cedevolezza è la natura dell'acqua. L'acqua è la natura del Tao. Ma ogni cosa che resiste con accanimento alla natura è inutile Perfino la durezza della pietra conosce la natura dell'acqua. Sii come l'acqua che si muove secondo la natura del Tao. Oppure sii come i suoi ciotoli che si frantumano e si levigano trasformandosi in sabbia impalpabile. [...]  Al di là della terra c'è il mare e al di là del mare c'è la terra. Il gioco di parole circolare gira in tondo all'infinito. Non lasciarti stordire dalle giravolte di parole. Tra le parole c'è un luogo tranquillo che si raggiunge semplicemente dimenticandole. Le barche non sono coscienti del mare, e il mare non cosciente delle barche, quindi il galleggiamento avviene di per sé. Le vele sono ignare del vento e il vento è ignaro delle vele, perciò la navigazione avviene di per sé. Quando il pensiero è inconsapevole di se stesso e le cose si fanno semplicemente da sé. Trovare il Tao è come perdere il Tao. Conoscere il Tao è come dimenticare il Tao."





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